martedì, 13 maggio 2008 | in :

Ma è normale che:

I miei scatoloni per il trasloco abbiano diciture del tipo: "Libri", "Libri utilissimi", "Cazzate", "Cazzate varie", "Cazzate dell'ultimo minuto", "Zozzerie"?? Non chiedetemi che c'è dentro: lo ha già fatto mio fratello e non sono stato in grado di rispondergli.

Dal barbiere mi porto Stephen King per non essere costretto a leggere Donna Moderna e sapere che... wow!! Anna Falchi ha cambiato squadra!! Ecco spiegata la mia inquietudine di stanotte...

La primavera mi toglie il respiro - nel senso che lo sbocciare della natura in fiore invece di portare gioia e serenità al mio cuore porta pollini e polveri ai turbinati del mio naso impedendo completamente all'aria primaverile di entrare nei miei polmoni invernali?

Mia nonna ogni notte alle 4 sente squillare il telefono e crede che sia mio nonno a chiamarla? Tralasciando il fatto che è morto da più di dieci anni, ma cazzo non può chiamare di giorno? Io mi alzo circa a quell'ora per andare al lavoro e non ho mai sentito niente...

Ogni guardia dell'Italpol, Security Service, Mondialpol e persino Sipro ogni volta che fa il turno con me deve raccontarmi la storia della sua vita? Almeno avessi la prontezza di riflessi di scrivermi qualche appunto avrei una marea di personaggi per i romanzi che non scriverò mai...

Il presidente del Parma abbia esonerato l'allenatore Cuper prima dell'ultima giornata di campionato in cui la squadra deve assolutamente vincere per non retrocedere e abbia assunto al suo posto l'allenatore della primavera? E che ai tifosi della Roma non permettano di andare allo stadio a Catania? Ho capito che è tutto già deciso ma almeno fate finta...

 

Pynch @ 21:11 | commenti (popup) | commenti
domenica, 11 maggio 2008 | in :

Con riferimento alle intese verbali intercorse, Le proponiamo il seguente accordo:

...Balutelli si appresta a battere il corner... mette un bel pallone in mezzo... Vieira stacca di testa... GOOOL! Vieira da centro area!!! 11esimo del primo tempo: Inter 1 - Siena 0... i tifosi festeggiano sugli spalti di San Siro...

si conviene che l'Autore cede all'Editore, per tutto il periodo consentito dalla vigente legge sul diritto d'autore, la proprietà letteraria della stesura del saggio...

...intervengo dall'Olimpico per segnalare il vantaggio della Roma: Panucci di testa su assist di Pizarro da calcio di punizione: Roma 1 - Atalanta 0...

Il testo verrà consegnato su floppy disk (in duplice copia) unitamente a una stampata perfettamente corrispondente al floppy entro il...

...attenzione!!! Pareggio del Siena!!! Assist di Karhja per Maccarone che anticipa Burdisso e batte Julio Cesar con un potente diagonale!!! Il pubblico di San Siro è ammutolito, boato all'Olimpico... Inter 1 - Siena 1...

L'Editore si riserva la facoltà di accettare il lavoro dopo aver preso visione del dattiloscritto completo e definitivo. L'Editore si impegna a pubblicare l'opera, una volta accettata, entro i successivi 24 mesi...

...proprio allo scoccare dell'intervallo, l'Inter è di nuovo in vantaggio!!! Su rimessa laterale di Maicon, Vieira allunga la traiettoria di testa per Balotelli che, sempre di testa, segna da due passi...  Inter 2- Siena 1, ora l'Inter sogna lo scudetto...

La tiratura della prima edizione sarà comunicata all'Autore e non sarà in ogni caso inferiore a 1.000 copie. Le tirature delle edizioni successive non saranno inferiori a cinquecento copie...

Punizione dal limite per la Roma... si appresta a battere De Rossi... calcia a giro sul primo palo... GOOOOL!!!! Coppola battuto!!!! La squadra giallorossa raddoppia: Roma 2- Atalanta 0...

L'Autore riceverà dall'Editore in omaggio 5 copie della prima edizione e di quelle successive con modifiche significative del testo...

...24esimo della ripresa... cross dalla destra di Ficagna... Burdisso respinge corto... e Karhja indovina l'angolo giusto con un preciso piatto destro!!!!!! Il Siena è di nuovo in parità e i sogni di scudetto dell'Inter si infrangono: Inter 2 - Siena 2... secondo boato all'Olimpico, i tifosi della Roma festeggiano...

L'Editore corrisponderà all'Autore, quale compenso per la cessione in oggetto, su tutte le copie effettivamente vendute, sul prezzo di copertina scorporato dell'IVA, l'1%. In anticipo su tali diritti, l'Editore corrisponderà all'Autore alla pubblicazione la somma di Euro... 

Rigore dubbio concesso all'Inter per atterramento di un giocatore interista in area... Materazzi alla battuta... MA MANNINGER PARA!!!! OCCASIONE SPRECATA!!!! Non è proprio una domenica da scudetto...

L'Autore riserva il diritto di prelazione sulla sua eventuale futura opera: quest'ultimo potrà esercitare tale diritto a mezzo comunicazione scritta...

Una bordata intensa di fischi accompagna il fischio finale dell'arbitro al termine della partita che poteva - e secondo tutti i pronostici doveva - dare lo scudetto all'Inter e che invece ha riaperto completamente il campionato. La Roma, grazie al successo sull'Atalanta, si porta a 1 punto dall'Inter. In conferenza stampa l'allenatore dei nerazzurri Roberto Mancini ha dichiarato: "Mi sento come se mi fosse entrato un intero vagone della metropolitana nel culo... devo andare al bagno, scusate..."

Pynch @ 21:46 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 23 aprile 2008 | in :

davanti le differenti strade tra cui essere scelti, però, "come è noto il tempo è perdente" e continuare a camminare o a correre, dice la voce dall'altoparlante, che è la cosa da fare senza accorgersene, i sogni e le speranze una cartina sempre più difficile da consultare, uscite perse, ricalcolo del percorso "escludere le strade non asfaltate?", non mi ricordo più se esiste Minas Tirith o se le indicazioni erano sbagliate, "e c'è una parte della mia città che assomiglia a te", la città descritta nello stemma di Kafka, dove tutte le leggende sono incentrate nell'attesa del giorno della distruzione della Torre per cui la città è stata costruita, mezzi e fini e non so più quale dei due ha motivato il viaggio, l'unico orizzonte rimasto è meta-magico, anche in amore, sapere di dover credere di non sapere, sognare di star sognando, "la frenesia di cogliere ogni particolare, insistere e scoprire il più minuto dettaglio, diventa pornografia che restringe la visuale", quindi "keep cool, but care", disegnare nella nebbia la forma delle cose che verranno, "a un passo dal possibile" e da ogni improbabile sviluppo del qui e ora e di tutto ciò che è andato dietro sogni profondi di amore e passioni, tutto già letto nel dna, "buon sangue non mente", e mio padre, mio nonno e mio figlio, la contingenza del luogo, la città, la nazione, le idee e le aspirazioni, tanti viaggi e altrettanti ritorni, un tassello alla volta ma la figura tarda a rivelarsi, se c'è, mentre la spirale si avvolge su se stessa, una crescita simile a un eterno ritorno immobile, comico come la corsa sul posto di Wile E. Coyote, "che andare va bene però a volte serve un motivo", e trovarlo è il vero motivo, per cui imboccare una tra le tante illusioni nebbiose, guardare senza binocolo

Pynch @ 12:39 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 19 aprile 2008 | in :

...perché la gente è stupida e gode a farsi prendere per il culo...

...e non soltanto da Berlusconi che, almeno, te lo dice chiaro:
"Sei poveraccia? Sposati un milionario!"
ma anche dai pugni teologici!

...perché il problema non è solo delle ultime elezioni, ma del popolo italiano...

 

Pynch @ 20:43 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 16 aprile 2008 | in :

La sua musica va ascoltata con molta attenzione per beneficiare dei testi geniali e profondi che danno nuova linfa a una canzone italiana ormai svilita. (Leggete fino in fondo perché ho un quesito da proporre)

Purtroppo oggi, nell'epoca della riproducibilità tecnica non solo dell'opera d'arte (magari!) ma anche di tutta l'immondizia possibile e immaginabile, tra scaricamenti su emule e scarichi del cesso, la tendenza è quella di una "fruizione distratta" e superficiale, e quindi la poesia di molte canzoni (e la musica di molte poesie --- quasi tutte in realtà) viene persa insieme all'aura che hanno già distrutto i postmoderni, lasciando in cambio l'Aura che intitola un suo album "Demian"...

I testi di Max Gazzè vanno ascoltati con calma, in una stanza da soli, a occhi chiusi. Buon'anima di Walter (non Veltroni) quando diceva "le ultime pagine di un libro non si schiudono mai come quando si è nella propria stanza, la sera..."

Nell'epoca della riproducibilità a tutti i costi, del tutto uguale e tutto fico, "ci sono uomini [...] che propriamente non comprendono mai un libro, perché non lo leggono una seconda volta. Eppure è soltanto allora che - come quando bussando si esamina una parete e si ottiene qua e là una cupa risonanza - ci si imbatte in tesori che il lettore precedente - che in realtà eravamo noi stessi - vi aveva sepolto".

E allora riascoltando questa canzone (lasciando stare il video, che ho visto solo ora... non mi piace la "musica vista", così come non mi piacciono i "libri parlati") mi sembra sempre più che in realtà chi parla è un povero sfigato che, per tutte le volte che nega di volere "solo il solito sesso", in realtà vuole proprio e solo quello: dopo aver ottenuto (probabilmente per sfinimento) il numero dalla ragazza alla festa, non fa a tempo ad arrivare a casa che subito la chiama dicendole che la vuole vedere "già stasera" (da come si presenta: "sono quello che hai incontrato alla festa" si deduce che non si sono neanche detti il nome) e infarcendo il tutto con le cose che - secondo noi maschietti - le ragazze vogliono sentirsi dire...

(tutto ciò è molto simile ai messaggini su "Leggo": "Alla donna con gli occhiali da sole e la minigonna che il pomeriggio del 20 marzo alle 17,15 circa scendeva dal 60 a via Nazionale diretta a Piazza della Repubblica: ci siamo scambiati uno sguardo (credo), sei bellissima, ti va un caffè?")

Insomma, ho la sensazione che, se lei accetterà di vederlo subito, è perché vuole solo il solito sesso, che è proprio quello che vuole lui ma non può dirlo. E allora la canzone diventa una canzone sulla falsità della comunicazione, sull'impossibilità di poter essere chiari e poter far arrivare il messaggio direttamente. E il video aumenta questa sensazione con lo scambio di persona al telefono (lei probabilmente le ha dato un numero sbagliato) e la frenetica vita di tutti i giorni rappresentata con le immagini a scorrimento veloce.

Ha ragione la vecchina che chiude il video: "Che casino!"

Voi che dite?  

Pynch @ 09:01 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
martedì, 15 aprile 2008 | in :

Stanotte ho fatto un incubo: ho sognato che Berlusconi vinceva le elezioni ma io ero sicuro che sarebbe accaduto, vista l'ondata xenofoba che ormai da un po' ristagna in Italia e forse sarà che sottoterra sono più soggetto alla vox populi o che non posso più liquidare con uno sguardo sdegnoso e moralmente superiore chi dice che "A Roma non c'è più un italiano", visto che non ci stanno più nemmeno nell'Inter che ha le stesse probabilità di perdere lo scudetto di quante ne aveva Veltroni di vincere le elezioni, sarà che le cose vanno male e c'è la sinistra, quindi votiamo Bossi così porterà una ventata di benessere, spazzerà via i rumeni e gli zingari dall'Italia e, perché no, dividerà la serie A in due, così almeno la Roma vincerà finalmente lo scudetto del girone sud e Veltroni, unico juventino simpatizzante romanista, finalmente comunque vada otterrà una vittoria. Brrr...

Come dice il mio prof. a margine delle elezioni, per descrivere la sensazione di lieve disagio che ci attanaglia, niente di meglio che una vignetta di Altan:

Grande prof!!!!

Pynch @ 23:02 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 21 marzo 2008 | in :

Dammi tre parole:

SONO UN AUTORE PUBBLICATO!

(si, lo so, sono quattro! E allora?)

A qualcuno non gliene frega niente, mio padre è convinto che sia una cosa inutile e la stragrande maggioranza è contenta finché mi vede contento, pur non capendo poi in fondo perché.

La storia della mia vita.

Ma l'importante ora, in questo preciso istante, alle 15,20 di venerdì 21 marzo 2008, venerdì di Pasqua, mentre vostro Signore muore tra le più atroci torture melgibsoniane tra gli spasmi e gli spruzzi di sangue sul Golgota, l'importante, dicevo, è soltanto che io

SONO UN AUTORE PUBBLICATO!

Domani tutto sarà finito, il libro finirà nel migliore dei casi sugli scaffali della mia libreria, nel peggiore (ma più probabile) si perderà in qualche anfratto polveroso della mia stanza. Ma oggi è così, ed è bello.

Pynch @ 15:23 | commenti (9)(popup) | commenti (9)
sabato, 01 marzo 2008 | in :

Geltrude

N. 17 dicembre 1994  -  M. 1 marzo 2008

 Ciao, Geltrude, ti voglio ricordare al sole mentre facevi la "sirenetta" spaparanzata nell'acqua.
Mi mancherai.
Riposa in pace.

Pynch @ 22:49 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 16 febbraio 2008 | in :

"Ooooh, finalmente! Me ne starò tutto il giorno nel letto", ho detto stamattina mentre mi alzavo dal letto alle 7.30 e... DOH!

"Chi c'ha le comodità e non se ne serve non trova padreterno che l'assolve", dice mio padre anche se non lo mette in pratica. Perciò io, con questi tre giorni di ferie forzate, continuo a...

Ora gioca l'Inter, sento la televisione di là. Poi il Milan e stasera la Roma. Ho preso apposta le ferie! Si ma per cosa?

Per fortuna, per fortuna.

Little Miss Sunshine mi è sembrato scontato, forse perché tutti, nel parlarmene come di un capolavoro, me l'avevano già raccontato di sana pianta (oddio, rileggendo qui sembro Nanni Moretti...).

Stasera la partita! Pizza e birra, rutto libero, aaaaaah...

E oggi, però, me ne starò a letto fino a stasera. Ora mi alzo e lo scrivo.

Devo scrivere l'articolo, devo scrivere il paper per la conferenza a San Francisco, devo stampare la tesi, devo telefonare, rinnovare il passaporto, prenotare, dire, fare baciare lettera e testamento. Ma non oggi, che sto a letto.

Finalmente posso fare tutte quelle cose che rimando sempre, tipo... tipo... ah si! Finire la missione a Oblivion, devo trovare una cura contro il vampirismo, altrimenti di giorno non posso uscire...

Mi alzo ad accendere la luce. A vedere che fa Sirio. A guardare la partita. A fare il caffé, a caricare il telefono, a mangiare qualcosa, a controllare...

Guardiamo in faccia la verità: no, anzi, è meglio di no.

Pynch @ 18:16 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 15 febbraio 2008 | in :

Navigatore appena installato, seleziono la prima destinazione: un cinema nelle vicinanze per finire una tranquilla serata di San Valentino dopo la pizza. Mi trova "Il Nuovo Sacher" e quindi colgo l'occasione per vedere Caos Calmo.

Un disordine ordinato, un sommovimento interiore che, per timore o pudicizia, lascia pochi segni all'esterno. Come le prime fasi di un nuovo amore.

Dalla panchina del parco un Moretti novello Forrest Gump decide di mettere tra parentesi per un segmento della sua vita ogni preoccupazione esterna. Tra elenchi mentali e tentativi di strutturazione falliti, il vedovo Moretti trascorre le giornate salutando la figlia che si affaccia alla finestra della scuola a intervalli regolari e stabilendo - forse per la prima volta nella sua vita - contatti profondi con un diversificato campione di umanità.

Il falso desiderio del recupero di una routine spezzata già dall'avvenimento straordinario che si verifica in spiaggia avviando la narrazione e introducendo un elemento di disturbo.

Il dramma della perdita come la necessità di mostrare all'esterno i segni di cedimento. Un disperato tentativo di ordine, di reincollare i cocci in una parvenza di coerenza che è andata giù insieme alle fette di melone nel momento della disgrazia.

Il sesso selvaggio - su cui la critica si è inutilmente soffermata - tra salvatore e salvata mostra il disordinato ordine di un matrimonio già condannato prima del caos e ricalca da vicino la relazione tra Keith e Lianne - sopravvissuti degli attentati alle Torri Gemelle - in Falling Man di DeLillo (L'uomo che cade). Nella perdita. Il sesso.

Ti abbraccio, ti bacio, ti voglio fare mia mentre guardiamo il film. Sperimento un caos calmo anch'io, la sicurezza di un rapporto che si fa ogni giorno più solido e l'inquietudine per la voglia di averne di più, darti di più, più in fretta, adesso, ora o mai più, qui.

Si spengono tutte le luci, l'immagine sullo schermo scompare. Buio pesto. Nel secondo di silenzio e oscurità assoluta, prima che si accendano le inevitabili luci dei telefonini, ti bacio. E' un bacio fugace, veloce, ma lì dentro c'è tutto il mio caos, finalmente, per un attimo, calmo.

Pynch @ 14:40 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
domenica, 03 febbraio 2008 | in : into the wild

   

In italiano non esiste un termine preciso per tradurre l'inglese "wild". Il capolavoro di Jack London The Call of the Wild è stato tradotto infedelmente come Il richiamo della foresta, e nel film di ieri, Into the Wild, si parlava di "terre selvagge"...

Questo perché nella nostra storia e cultura non c'è il concetto di wilderness. L'Italia non ha mai avuto terre selvagge o incontaminate da colonizzare... anche dopo la sua unificazione non si è mai potuta sentire libera.

(Ecco anche perché non avremo mai cantanti come Eddie Vedder - che azzecca una colonna sonora suggestiva e a dir poco perfetta, che basta tutta a ripagare i 7 (sette!!!) euro del biglietto)

Alexander Supertramp scrive, alla fine del suo diario, in punto di morte, quella che è la rivelazione più importante del suo viaggio spirituale nelle vene dell'America selvaggia: che la felicità è reale solo se condivisa.

I momenti più belli sono quelli trascorsi a contatto con gli altri. Ci sono i libri, c'è la riflessione intellettuale, c'è la solitudine rinfrancante, la spiritualità - volendo persino la religione - ma le esperienze più profonde sono quelle condivise. Nessun uomo è un'isola, come aveva già intuito John Donne e in seguito i cori Gospel. Persino io l'ho capito, alla fine.

Il modello di società da cui fugge il protagonista è quello della prigione familiare, delle interminabili riunioni in salotto dove i genitori progettano il divorzio e chiedono al figlio con chi dei due vorrebbe vivere. Le urla e i litigi. Mentre fuori c'è il college, il diploma, la laurea - ognuno vestito allo stesso modo, studenti sorridenti e condannati - fuori c'è la carriera, il denaro, un'ulteriore famiglia destinata al fallimento...

Eppure, come mi fa notare lei, non ci sono altri rapporti sociali nella vita di Christopher: né amici, né amore. Novello Holden, l'unico rapporto profondo sembra quello con la sorellina, che però non gli impedisce di bruciare la carta di credito e i documenti di identità e partire verso l'avventura per rinascere in una nuova vita, quella di Alexander Supertramp.

Se il protagonista di Salinger finirà in un istituto di cura per malattie mentali, quello del film di Sean Penn pagherà con la vita la sua libertà. Ma mentre Holden non viene mai capito nei molteplici dialoghi che intrattiene con le persone durante i suoi vagabondaggi in una New York a volte alienante, altre volte degradata, sudicia, fredda o corrotta, Alex riesce a portare un po' di serenità dovunque si ferma. Seppur inconsapevolmente, dona qualcosa alle persone che incontra, ridà loro la gioia di vivere, fornisce un significato alla loro esistenza. Quel significato che lui cerca tra i ghiacci dell'Alaska e che troverà solo quando ormai sarà troppo tardi.

Anche la visione di un film è un'esperienza completa solo se condivisa. Per questo, forse, grazie soprattutto alla persona con cui ho assaporato il viaggio attraverso stupendi panorami e musica evocativa, la serata resterà per sempre impressa nella mia memoria.

(non lo stesso accadrà a te, temo. Come cazzo fai a dimenticare ogni cosa dopo due secondi che succede?????)

Pynch @ 13:36 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
domenica, 27 gennaio 2008 | in :

"Niente, nemmeno una pagina sul Giorno della Memoria!", dice mio fratello mentre sfoglia spazientito le pagine del Corriere dello Sport, e al telegiornale rispuntano fuori le solite immagini in un bianco e nero sbiadito di facce emaciate, corpi striminziti in divisa da lavoro, e il servizio si chiude sulla immancabile scritta "Arbeit Macht Frei".

Il Giorno della Memoria è una scusa per promuovere libri come quello appena uscito da Einaudi del documentario più lungo della storia (9 ore!), oppure un costosissimo Album Auschwitz con copertina nera e un filo spinato in primo piano. Una ghiotta occasione per Portelli di rilasciare qualche intervista e far saltare fuori una nuova ristampa del suo libro uscito 15 anni fa.

Quest'estate mio fratello era in visita a Dachau con la ragazza che lo seguiva malvolentieri. Si è commosso all'interno del recinto, qui un tempo c'erano le camere a gas, qui le fosse comuni. Turisti a frotte a fotografare, chi ride, chi piange, chi scrive, chi si annoia. Appena fuori, dei ragazzi dell'università gli chiedono se hanno tempo per contribuire a una ricerca statistica. Li conducono in una stanza e gli fanno compilare un questionario dove viene loro ricordato che Dachau è anche una cittadina artistica con una storia millenaria legata ai conti di Dachau, antenati dei Wittelsbach, colonia di pittori che all'inizio del '900 vantava la presenza di nomi come Carl Spitzweg, Max Liebermann e Arthur Langhammer. Ma nessuno se ne ricorda più.

Il mio Giorno della Memoria, quello vero, è stato cinque giorni fa, al ristorante ebraico di Alfonso. "Ma lei è il fratello di Alfonso?" "No, sono io Alfonso!", "Ma non è invecchiato di un giorno!" e in effetti la foto alla parete che lo ritraeva sorridente davanti a un gigantesco e certificato piatto di cous-cous era identica al faccione che avevamo di fronte. Abbiamo chiesto birra ma dopo la prima bottiglia ci ha portato vino che a suo insindacabile giudizio scendeva meglio con le immense porzioni di cous-cous che continuamente ci riempiva nel piatto. "Quanti anni ha, Alfonso?" 84.

Parlava sempre con me, guardandomi, forse perché ero l'unico maschio. "Alfonso, ma perché parla con lui? Parli con me!" ma lui imperterrito, dopo una rapida occhiata, rivolgeva di nuovo lo sguardo su di me, mentre raccontava rapsodicamente della sua discendenza sefardita, dei problemi a cui è andato incontro con l'amministrazione romana nel tentativo di aprire un locale, della figlia che orgogliosamente è diventata avvocato, della lunga causa, della vittoria finale sofferta, da cui lascia trapelare un sentimento di rivalsa, quasi una vittoria postuma.

In piedi a quattro metri circa dal nostro tavolo, immobile, Alfonso osserva tutto. Finito un piatto, arriva e lo riempie o lo porta via. Una volta che uno di noi nomina la Torah, gli occhi di Alfonso si illuminano e sembra considerarci più che semplici clienti. Ci racconta della prova che il figlio ha dovuto sostenere in cucina alla presenza del rabbino che controllava l'ortodossia di ogni preparazione, si dilunga nei particolari riti della sua religione mentre ci porta dei pezzettini di dolce e poi il conto.

Ma è presto e vogliamo continuare la serata, quindi chiediamo "Alfonso, dove possiamo comprare una bottiglia di whiskey a quest'ora?" e lui risponde "Da nessuna parte. Adesso vado a vedere cosa ho a casa". Torna con una bottiglia piena per tre quarti di J&B che ci posa sul tavolo. Al nostro tentativo di pagarlo ci risponde con noncuranza: "E' un regalo di natale, io non lo bevo!".

Pynch @ 17:42 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 08 gennaio 2008 | in :

Viene gennaio silenzioso e lieve...

...e per la prima volta da un sacco di tempo non ho ancora il calendario di Tolkien per il 2008! Vuoi perché quest'anno il mio viaggio all'estero si è limitato a tre giorni francesi per la conferenza di Tours, vuoi perché mi è scaduta la postepay e amazon non mi ha accettato l'ordine online, vuoi perché quando mio fratello è andato in libreria per regalarmelo era finito e quindi ha optato per il dvd di The Good Shepherd che non è un drammone sulla vita di Gesù nè la storia del pecoraro moralista di Nortosce, bensì un bel film su "la storia mai raccontata della più potente agenzia segreta del mondo"... (no, non è neanche la CGIL dei ferrotranvieri!!!)

...che tra l'altro è proprio prima dell'inizio di questo film, al cinema questa primavera, durante i trailer di presentazione, che il dr Cros se ne è uscito, usando la sua nonchalance ormai proverbiale, con la fatidica frase: "A proposito, lo sai che è uscito il concorso? Facciamo domanda!" . L'attimo successivo si sono spente le luci...

...fatto sta, comunque, che sulla parete della mia camera è ancora appeso il calendario 2007, fermo alla pagina di dicembre, con la partenza delle navi elfiche dai Porti Grigi, verso le terre beate di Valinor oltre il mare, And the sails were drawn up, and the wind blew, and slowly the ship slipped away down the long grey firth: and the light of the glass of Galadriel that Frodo bore glimmered and was lost.

...o giorni o mesi che andate sempre via, sempre simile a voi è questa vita mia...

Se guardo la griglia dei giorni del calendario, tutti uguali e delle stesse dimensioni, l'occhio si perde nei quadrati equidistanti, aspetta, il quadrato del 28 è diviso in due trasversalmente, c'è il 28/30 e accanto il 29/31... I giorni non sono poi tutti uguali...

...diverso tutti gli anni ma tutti gli anni uguale...

Il 28 dicembre è collegato al 30 dicembre. Questo è un fatto.

Comincia il nuovo anno, comincia un nuovo inizio.

Chiudo gli occhi e spero che sia buono, che quello che viene porti con sé la totalità di sentimenti veri e sinceri, la pienezza se non della certezza almeno di una consapevole tranquillità, che tu sia ciò che sei senza nessun condizionamento, che io riesca a trovare il coraggio di salire di nuovo la scala di vetro che si frantuma sotto i piedi nudi mentre salgo, dissolvendosi alle mie spalle...

...che io ora mi sento sereno e felice, questo è un fatto.

Alla prima mano le carte arrivano buone, troppo buone, asso e tre di briscola, ma attenzione a non restare incartato!

Chiudo gli occhi e sono lì, c'è Danilo e la sua nebbia dentro, c'è la sua ragazza confusa e felice, ci sono i colleghi amici e gli amici colleghi, c'è la gente che timbra o non timbra i biglietti, c'è la noia, la rabbia, la tristezza, la fortuna (beato te, mi dicono tutti!), ci sono le fotocopie da studiare, libri da leggere, saggi da sottolineare con un occhio all'ispettivo che potrebbe arrivare da un momento all'altro, c'è un passato che ancora non ho capito bene e che forse non riuscirò a capire mai, c'è un presente ingombrante e affollato, fatto di dormite di tre ore nei momenti di ritaglio della giornata, in letti stretti, c'è la valigia sempre pronta e la sensazione al risveglio di non sapere a casa di chi mi trovo e se è giorno o notte, c'è un futuro prossimo che non promette niente di buono (in Italia non c'è nessuna possibilità, ha detto la prof in un momento di spaventosa intimità) e c'è il futuro a lungo termine che si perde nella bellezza adamantina e un po' eterea del mito e del sogno...

...quando in mezzo a tutto questo affollamento statico sei arrivata tu e mi hai chiesto dolcemente cosa devo fare con questa metrebus card che non mi funziona mai?

Ora con l'anno nuovo è scaduta anche quella, per fortuna! ma tu ne hai fatta una nuova, così come qualcosa di nuovo è ciò che cerchiamo insieme di cominciare.

Chi può dire dove ci porterà? Un tempo c'erano le certezze ingenue dell'adolescenza, mi impuntavo sul disegnarmi un futuro a misura dei miei sogni, rifiutavo la realtà o la distorcevo per farla coincidere con la mia mente, mi incazzavo quando la gente rovinava il castello d'aria dove vivevo, così bello a immaginarsi...

Ora non so. "Temo che i tempi si allunghino", ha detto il prof, "Si parla di giugno...". Io con te sono tornato alla velocità pazzesca dei bei tempi brutti, quando immancabilmente all'orgasmo dell'accelerazione temeraria corrispondevano schianti di proporzioni mitologiche contro alberi di delusioni (dai tronchi duri e dolorosi). E' un bene, questo? Trovare di nuovo la voglia di premere l'acceleratore, di chiudere gli occhi e dire: sì, sto con te!

"Tutte uguali te le trovi le ragazze", ha commentato mio fratello. "Che cos'ha questa? è psicopatica? ha contatti con la mafia? è malata? vive a duemila chilometri?" Niente di tutto ciò, anche se a volte mi sono sorpreso a pensare: "ok, dov'è il trucco?". Qualche trucco c'è sempre, effettivamente, ma questa volta... questa volta... magari si possono risolvere senza bacchetta magica...

Ammappala!

Pynch @ 21:32 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
lunedì, 10 dicembre 2007 | in :

Beh, ero lì che lavoravo intento a leggere Catch-22 mentre ogni tanto buttavo un'occhiata ai monitor della sicurezza per vedere le belle ragazze in transito quando chi vedo arrivare da lontano incappucciato in una sciarpa marrone e il suo inconfondibile stile da professore universitario anni sessanta se non il migliore e più probabile candidato a professore universitario anni 2020? Sì, era proprio lui, che avanzava frettolosamente nei cunicoli di Termini, spaesato dalle novità italiane di un paese che è faticosamente andato avanti senza di lui per tre anni, e la cui unica differenza, in realtà, che non è neanche una differenza, sono i tornelli non-funzionanti nella metropolitana rispetto alle obliteratrici non-funzionanti di prima.

Insomma, mi vede e la sua espressione diventa ancora più spaesata. Che ci faccio io qui? Mi sorride e mi dice che non lo sapeva. Si ferma a parlare un po', mi racconta dell'America, della competizione asfissiante, vuole trovare una ragazza e portarla in America, mi paragona a Hawthorne che faceva il doganiere, dice ma da quando? Come hai fatto a? Però così riesci a leggere, gli ispiro fiducia, dice, e quindi vuole dirmi tutto, però si vede che lui è sfiduciato e deluso. Il giorno prima, in altro contesto, in altri abiti, aveva detto che bisogna tornare in piazza a bruciare le macchine. Lo ascolto parlare e un po' mi ricorda Yossarian alle prese con un suo personale comma 22, o un personaggio di Barth tipo Todd Andrews. Comincia a sospettare complotti contro di lui, ma, come dicono a Yossarian, "nessuno sta cercando di ucciderti. E' la guerra. Sparano a tutti". Ma che differenza fa?, rispondono entrambi.

Torna di corsa l'addetto alle pulizie dei bagni, accaldato, gli occhi rossi lacrimanti, ansimante, mi riferisce che dopo aver levato la siringa nel bagno pubblico, per levare la pozza di sangue ha dovuto cospargere il pavimento di varechina. Ne deve aver buttato un litro, perché è rimasto intossicato. Voleva chiudere il bagno per lasciare evaporare i fumi ma non gli hanno dato il permesso. Che deve fare? Che ne so che devi fare, lascialo aperto e stattene qua, che ti devo dire? Yossarian ascolta e dà anche lui un consiglio, spia ansioso la metro che sta arrivando, gli chiedo di nuovo il suo numero di telefono e lo saluto calorosamente.

Più di Yossarian mi ha ricordato il proverbio che Benjamin Franklin attribuisce - guarda caso - a Poor Richard: "He that lives on hope will die fasting". Ovvero: chi di speranza vive disperato muore.

Ma poi ho ripreso il libro e mano e ho pensato all'altro proverbio: "Then plow deep while sluggards sleep, And you shall have corn to sell and to keep". Tra questi due proverbi percorriamo ogni giornata. Tra la via Emilia e il West, direbbe Guccini, tra l'underworld metropolitano e gli alti piani kafkianamente irraggiungibili. Così come lui, tra il paesino italiano e il New Jersey, la piazzetta e la grande accademia americana. E' stato coraggioso a partire, e forse è stato ancora più coraggioso a tornare, ora, dimagrito e, forse, meno agguerrito. Avrei voluto dirgli di continuare a scavare e seminare, con la fiducia che qualcosa cresca, un giorno. Come faccio io.

Ma sì, in fondo ho tutto il tempo che voglio. Ho tutta la vita per provarci, o morire nel tentativo.

Mi giro e mi ricordo dell'addetto alle pulizie con gli occhi rossi che è ancora lì. Vieni dentro, gli faccio, siediti. Come ti senti? Una signora si avvicina arrabbiata, mi scusi ma possibile che non ci sono controlli qui dentro? Sulle scale stanno pisciando e vomitando contemporaneamente, e nessuno che lo impedisca. Che almeno qualcuno pulisca! L'addetto alle pulizie mi guarda. Io lo guardo. Vado a vedere, dice, e si alza.

Mentre è via penso che la siringa del bagno l'ha rinvenuta la guardia. Quindi l'addetto alle pulizie non si trovava lì. Durante il suo turno era lontano dal posto di lavoro. Dovrei segnalarlo ma decido di non farlo. Per ogni regola c'è sempre un comma.

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GPG
sabato, 08 dicembre 2007 | in :

Giorno per giorno...

All'inizio volevo andare in America, ma vent'anni fa era impossibile ottenere il visto. Andavi all'ambasciata in Egitto e ti stampavano sul passaporto "rejected". Mio fratello poi c'è riuscito, ma attraverso un'altra strada. La moglie aveva parenti molto stretti lì. E poi i tempi cambiano, a un periodo di chiusura segue sempre uno di apertura.
Sono venuto in Italia in aereo, avevo il biglietto di ritorno, in caso non ce l'avessi fatta. A Roma, sono sempre stato a Roma. Avevo 200.000 lire che sono finite subito. Non parlavo una parola di italiano. Appena atterrato a Fiumicino ho conosciuto subito altri egiziani, si vedono subito, e poi ascolti la lingua. Il problema è che ognuno ha una visione diversa, ognuno ha la sua Italia. C'è chi è qui per guadagnare un po' di soldi e poi tornarsene di corsa indietro, al paese suo. E c'è chi ti dice che in Italia è impossibile lavorare, sono quelli che non fanno un cazzo tutto il giorno e campano con le truffe. Se ne stanno seduti a un bar e aspettano che il ladruncolo gli consegni le carte di credito appena rubate. Loro sanno i negozi dove possono ottenere acquisti, partono di corsa, e prima che venga bloccata comprano e poi rivendono la merce.
Ognuno ha una visione personale degli italiani, chi mi diceva devi essere preciso, devi fare le cose per bene, altrimenti niente lavoro, e chi invece mi assicurava che qui buttano tutto sempre in caciara e che tanto non ti fanno niente anche se ti prendono. Io per fortuna ho sempre ragionato con la testa mia.
Mangiare non era realmente un problema. Mi hanno spiegato subito quali erano le chiese dove potevi trovare aiuto. A san Giovanni ti davano la colazione e 500 lire tutte le mattine, da un'altra parte ti davano il pranzo e a Termini, alla Caritas, la cena. Erano due panini e una mela, un frutto, mi sembra, ma non bastavano di certo. Avevamo fame. Io ogni tanto, finiti i panini, mi rimettevo in fila. Ogni tanto la ragazza se ne accorgeva, perché loro vogliono aiutare tutti, ma alla fine che dovevo fare se avevo fame?
Il vero problema era dormire. Per venti giorni ho dormito dentro i treni fermi al deposito. C'erano le coperte, faceva freddo, ma non c'era altra soluzione. Alle 5 di mattina dovevi sgombrare, prima che i treni si muovessero. Una notte è passata la polizia e ci ha cacciato.
Poi ho trovato lavoro in albergo, a pulire per terra e i bagni. L'Italia devi capirla, devi imparare a capire la cultura e la mentalità di un popolo se vuoi viverci. Non puoi pretendere di restare chiuso nelle tue abitudini, di mantenere l'atteggiamento del turista, consapevole di stare solo per due settimane e poi andarsene. L'Italia mi ha dato tanto, sono riuscito a realizzare molte cose che mi ero prefissato. Ora sono sposato, ho due figli grandi, ho due case e un lavoro fisso.
Il mio è uno sguardo critico. Mi sento più italiano degli italiani. Amo questo paese, ma temo che stia andando verso la rovina. Non può permettersi di fare del finto buonismo e accogliere immigrati e stranieri perché non è in grado di offrire loro un lavoro. In Italia c'è una dittatura mascherata da democrazia. In Germania, in Francia, se c'è un aumento dei prezzi, se c'è un mancato rinnovo di contratto, la gente scende in piazza, unita. Se aumenta il pesce, la gente per un mese non compra più pesce. In Italia, se aumenta il pesce, il giorno dopo tutti vanno a comprare il pesce, anche chi di solito non ne compra. E' la mentalità ad essere sbagliata, purtroppo.
Ognuno pensa per sè e basta. L'egoismo va bene, ma deve essere comunque costruttivo, deve essere utile per la comunità. I politici vogliono rubare? Va bene che rubino, ma che lo facciano anche a favore della nazione. In Egitto ci sono solo due partiti, di cui uno finto, l'opposizione. Il presidente resta in carica finché non muore. Vince sempre, pure se nessuno va a votare. Ruberà un anno, due anni, tre anni, ma poi alla fine quale diventa la sua preoccupazione? Di mantenere ciò che ha. E in che modo può mantenere il potere? Attraverso il consenso della gente. E quindi deve accontentare il popolo, deve dare qualcosa in cambio.
In Italia quanto dura il governo? Al massimo cinque anni, quindi tutti si sbrigano a rubare il più possibile prima che subentrino gli altri. Ed è nocivo alla nazione. Purtroppo l'Italia affronterà un crack senza precedenti nei prossimi anni, paragonabile a quello del calcio. Io sono critico, perché sono innamorato dell'Italia, come sono innamorato di mio figlio. A mio figlio devo dire di no ogni tanto, perché altrimenti non me ne fregherebbe niente di lui e lo lascerei fare come vuole. Gli italiani non vogliono affrontare i problemi, non ne parlano. Ma i problemi ci stanno e restano. Io devo dire queste cose ogni tanto a qualcuno, anche se potrebbe non fregarmene niente.
Tu dici che la differenza tra te e me è che te non ami l'Italia. Neanche io amavo l'Egitto e infatti me ne sono andato. Te però ci stai ancora.

Giorno per giorno...

Me ne stavo al bancone del bar della discoteca a distribuire cocktail. Il padrone era tranquillo, il lavoro non era dei peggiori, poi mi voleva bene. Prima avevo fatto il carpentiere, il muratore, lo scaricatore, il magazziniere, il camionista, il calzolaio con mio padre, il falegname, il meccanico, il carrozziere, avevo lavorato nei campi. In confronto questo era rilassante. Prima ancora avevo preso una brutta strada. Mio zio era il braccio destro del boss mafioso del paese. Mi aveva preso a benvolere, diceva che io sì avevo le palle, non quel coglione di suo figlio che era diventato imprenditore e se n'era andato. Mi affidava sempre dei lavoretti. Una volta mi ha fatto andare a prendere un suo amico. Mentre eravamo in motorino ci siamo avvicinati a un posto di blocco e questo mi dice non ti preoccupare, vai tranquillo, non aver paura. Io gli ho risposto che l'assicurazione del motorino era pagata e che era tutto a posto. Lui mi risponde che l'unico problema era che era appena evaso di galera, ma che dovevo stare tranquillo, ci pensava lui.
Gli altri ragazzini in paese mi rispettavano e avevano paura. Tutti mi trattavano bene per paura, mi additavano da lontano e dicevano è il nipote di. Mio zio mi dava sempre la roba, ero sempre circondato da belle donne, mi diceva vatti a fà una scopata, dai, e lei si alzava e mi sorrideva. Di qualsiasi cosa avevo bisogno bastava chiedere e l'ottenevo. I miei genitori si disperavano e facevano delle scenate a mio zio.
Mi sono stufato di questa vita. Prima pensavo di avere tutto, che il massimo nella vita era stare su uno yacht pieno di soldi e di donne. Ora non credo che sia così. Non voglio che la gente ha paura di me. Non voglio che le donne vengono con me per soldi. Voglio seguire l'esempio di mio padre.
Per questo, dicevo, me ne stavo al bancone della discoteca a servire cocktail quando un amico mi ha chiamato e mi ha detto se volevo fare questo lavoro. Ho posato l'asciugamano, sono andato dal padrone e gli ho detto: io mi licenzio.

Giorno per giorno...

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